Tra i grandi pregi del farro, graminacea molto simile al grano, uno particolarmente importante è quello di avere un guscio esterno, glumetta, molto più duro di altri cereali, perché lo rende molto più sicuro e protetto dagli  attacchi dei parassiti quindi, da altri attacchi, e soprattutto da sostanze chimiche.

E’ una pianta antichissima che vede i suoi primi germogli già prima di  7500 anni fa, nelle fertili terre dell’Iran, Iraq, Siria, Palestina; arrivato in Italia grazie ai Greci, verso il V sec a.c.. In quell’epoca c’era il farro piccolo o “monococco”, mentre il farro medio, “dicocco” è la specie più coltivata in Italia, nelle zone dell’Appennino centro meridionale ed è quello che troviamo più tardi nella Bibbia (Ezechiele) seguito poi dal farro grande o spelta.

Il farro è stato l’alimento principale degli Assiri, degli  Egizi e delle popolazioni latine. Per l’alto contenuto nutritivo che lo caratterizza si diceva che i soldati romani dovevano proprio a questo alimento la fama della loro forza e resistenza fisica ed era così importante da essere considerato moneta di scambio, da essere offerto nei cerimoniali religiosi alle divinità contadine e le giovani spose portavano in dono il farro o un  pane di farro al loro sposo. Nel tempo la coltivazione di questo cereale è stata abbandonata perché i chicchi maturi tendono a cadere nel terreno rendendo difficile il raccolto, quindi grandi costi e grandi difficoltà per rese esigue, sostituite  da quelle molto più soddisfacenti dalle nuove coltivazioni, come il grano tenero… Per i suoi grandi valori nutrizionali ed organolettici, per nostra fortuna il farro è stato di nuovo riscoperto ed apprezzato e coltivato.

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