DSCN22161Guardare con attenzione i nostri bimbi, leggere nei loro gesti cosa vogliono comunicarci… D.ssa Barbara Mercanti

Mangiare per soddisfare un bisogno o alleviare un sentimento di solitudine o tristezza, a livello psico-fisico equivale a dire che il cibo aiuta a fornire al corpo energia, alla psiche, invece, benessere e tranquillità, consentendo di alleviare sintomi depressivi, ansiogeni e di stress. La relazione tra cibo e psiche è molto forte, perché l’ingerire cibo è un’azione condizionata dal nostro stato emozionale e mentale, ma a sua volta sono le stesse emozioni e pensieri che poi vengono condizionati dalla quantità di cibo ingerito. Da queste complesse dinamiche derivano i disturbi psicosomatici o ancora i più complessi disturbi alimentari. Arrivare a fare le abbuffate, a sviluppare dipendenza da sostanze come nel caso del craving, comporta conseguenze negative sia mentali sia fisiche. Quando si è sereni la voglia di mangiare e sedersi a tavola è maggiore; quando invece ci assale l’ansia, i pensieri attanagliano la mente e le preoccupazioni tartassano il nostro equilibrio già precario, allora il desiderio di mangiare si affievolisce fino a sconfinare in digiuni o ferree diete o aumentare in modo disfunzionale l’ingestione alimentare, cadendo vittime delle abbuffate. Non sempre è facile essere consapevoli di queste azioni, perché spesso diventano automatiche e si sviluppa una coazione a ripetere, il livello di consapevolezza rischia di scendere sotto un livello soglia, ma chi ci sta accanto però non può non vedere i segnali fisici o psichici che il nostro corpo e la nostra mente emanano!!!

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