La disorganizzazione del sé, dei pensieri e delle emozioni, scatenano la rabbia: un’esplosione improvvisa, non sempre con una causa identificabile che può provocare reazioni altrettanto non manifeste o spiegabili da un punto di vista logico. Si pensi alla rabbia di un bambino o dell’adolescente verso un genitore, saranno espressioni di rabbia diverse, che con il crescere dell’età aumentano d’intensità e possono derivare da esplicite o implicite ragioni. Tra i comportamenti più eclatanti dei genitori c’è il tentativo di giustificare i comportamenti rabbiosi del figlio, quasi una sorta di razionalizzazione dei loro pensieri più che delle azioni vere e proprie a cui hanno assistito, perché in qualche modo si sentono i veri responsabili delle manifestazioni di rabbia. In altri casi assiste ad una vera opposizione o ad una serie di imposizioni quali: “non deve fare così” “alla fine tutto andrà a posto, basta che stai calmo”, queste affermazioni non creano altro che l’incremento dell’emozione negativa fino a ritrovarsi in un circolo vizioso da cui è difficile uscirne se non si chiede l’aiuto di un esperto. La migliore strategia per gestire la rabbia di un figlio, sia esso bambino o adolescente ,è parlare con lui, cercare un dialogo, portargli degli esempi, non fornire etichette che lo facciano sentire diverso solo perché è arrabbiato. La rabbia è un’emozione primitiva e non un qualcosa di estraneo che occorre nascondere o sminuire. Non si può pretendere da un bambino che sia capace di autocontrollarsi, che abbia quella capacità di autoregolazione emotiva che a volte neanche noi adulti possediamo! Qualora non riesca a farlo, il bambino o l’adolescente potrebbe sentirsi una nullità. Potrebbe non esserne capace perché è troppo piccolo o potrebbe anche, non riuscire a controllarsi perché nasconde qualche disagio o qualche manifestazione sindromica particolare che non gli consente di esprimere le proprie emozioni in modo adeguato. Esprimere la rabbia in modo funzionale non è sempre facile, figurarsi per un’adolescente o un bambino! Il nostro compito è di aiutarlo a chiedersi perché si comporti in quel modo, cosa gli impedisce di stare calmo, cosa invece lo trascina in questo turbinio di esplosioni rabbiose. Una volta che il minore ne parla e che è capace di affrontare la problematica insieme all’adulto, allora quest’ultimo ha fatto qualche passo avanti come genitore e il ragazzo ha maturato una maggiore consapevolezza di sé e ha acquisito un livello di autostima più elevato.

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