Importanti riflessioni del Dott. Valerio Rizzo

Pasti a scuola

Finalmente una bella notizia! Anzi due.

La prima è che, in Scozia, c’è una bambina, Martha, di solo 9 anni, che ha sviluppato un blog – NeverSeconds– dove pubblica regolarmente le foto dei pasti che si trova davanti quando, a pranzo, mangia nella mensa della scuola che frequenta!

L’idea le è venuta – o, chissà, magari c’è lo zampino dei genitori – quando si è trovata davanti dei vassoi drammaticamente poveri, a livello quantitativo quanto qualitativo. Si è domandata: ma come faccio io a seguire le lezioni, studiare e, perché no, sorridere – e con quello che avanza, a crescere – se sono sottoposta a simili restrizioni? Così, detto-fatto, ha cominciato a pubblicare regolarmente i pasti, giorno per giorno, in forma anonima, senza scrivere nemmeno il nome della scuola.

Questa lodevole iniziativa ha suscitato un grande scalpore e notevoli entusiasmi, adesioni ed emulazioni, ma ha dato fastidio a qualcuno, per cui è stato sottoposto ad una improvvida chiusura-censura durata alcuni giorni, contraria ad ogni buon senso e principio di libertà d’espressione.

La seconda buona notizia è che le immediate e virulente proteste, seguite alla censura, hanno avuto per risultato la riapertura del blog della ragazzina pacatamente ed efficacemente indignata per il trattamento scolastico-alimentare subito.

Inutile dire che io esulto con Martha per il suo grande risultato e le auguro un ottimo proseguimento.

 

Insomma, grazie a Martha, si è aperto un interessante dibattito sul tema dell’alimentazione di comunità e in particolare nelle mense scolastiche di tutto il mondo.

Da quando le risorse finanziarie dei comuni o degli stati sono scarse si tende a risparmiare dove si può – o dove si pensava di potere. Per fortuna, non tutti stanno zitti.

Sembra addirittura che, nella mensa di Martha, vigesse il principio secondo cui solo chi mangiava tutto il pasto – probabilmente, oltre che scarso, anche immangiabile – aveva diritto ad un frutto.

Paradossalmente, se i pasti sono cattivi e scarsi, se la frutta e la verdura, lungi dall’essere favorite, sono addirittura risparmiate, i bambini sono ancora più esposti alla tentazione del trash-food disponibile nelle macchinette.

Nel caso specifico della sua mensa, la mobilitazione della giovane blogger ha portato alla conseguenza di ristabilire la norma – secondo l’istituzione valida anche precedentemente – per la quale frutta e verdura sono disponibili ad libitum, ovvero senza limiti, a richiesta.

 

Alcune riflessioni

Questa notizia dovrebbe portare tutti a riflettere un pò. Occorre che chi si trova a consumare i pasti sul luogo di lavoro o di studio cominci ad alzare la testa o, al limite, ad usarla per fare delle valutazioni, per valutare la qualità del cibo che consuma così spesso, per pretendere se necessario un miglioramento del servizio.

Infatti, dovrebbe essere una consapevolezza diffusa oramai, come lo è per la bimba di 9 anni, che quello che si mangia è importante per la salute e per l’efficienza psico-fisica (a scuola, al lavoro, nella vita in generale). Soprattutto se si consumano i pasti sempre nello stesso luogo, per cui la loro qualità diventa davvero determinante.

In particolare, non si può accettare che la mera logica del profitto e del risparmio – le mense sono spesso servizi appaltati a società che devono guadagnare, ovvero ridurre i costi per aumentare i margini – influisca così profondamente sul cibo – e quindi sulla salute di consumatori che, per di più, sono utenti abituali di quelle mense.

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