Prof.ssa Maria Assunta Dessì, Università di Cagliari

Quando l’alimento incontra la biodiversità

L’alimentazione, intesa nel senso più ampio, nei suoi aspetti positivi di una migliore nutrizione, come importante mezzo di prevenzione, ed in quelli negativi legati alle malattie nutrizionali, ha ampliato ed accentuato il suo ruolo nella nostra vita quotidiana. Un tempo esisteva il problema della fame; oggi, nelle popolazioni che hanno un’ampia disponibilità di cibi, i problemi alimentari non sono scomparsi, ma si sono modificati. Dal cibo come salvezza dalla fame, si è passati alla paura del cibo e delle malattie alimentari (foodborne diseases).

Vari studi, condotti sia per il regno animale che per quello vegetale, hanno evidenziato che i territori, in virtù delle proprie diversità, possono contribuire alla “diversificazione nutrizionale ed extranutrizionale” degli alimenti; il contenuto in nutrienti e/o in molecole bioattive è influenzato dalle caratteristiche pedoclimatiche del territorio di produzione.

La nutrizione evoluzionista o darwiniana recupera la natura biologica dell’alimentazione umana ed è la nuova idea per una necessaria rivoluzione alimentare.

Per meglio comprendere la nutrizione evoluzionista o darwiniana è utile considerare schematicamente la nostra alimentazione nelle seguenti tre fasi: fase selvatica o della “dieta paleolitica”; fase agricola o della “dieta agricola”; fase urbana o della “dieta industriale”.

Nell’ambito della “dieta industriale” un ruolo chiave è svolto da quei processi che caratterizzano le modalità di cucinare gli alimenti. La moderna cucina, da sistema di correzione dei cibi prodotti dall’agricoltura e dall’allevamento e di regolarizzazione dell’alimentazione, attraverso un’eccessiva raffinazione degli alimenti ed alla fortissima riduzione della loro biodiversità, è una nuova causa di malnutrizione e di malattie alimentari.  Come conseguenza della rottura dei corretti rapporti tra la nostra genetica, gli alimenti agroindustriali e lo stile di vita urbano, stanno dilagando, a volte come vere e proprie epidemie, le nuove “malattie del benessere e dell’abbondanza alimentare”.

È più che mai urgente ritornare verso uno stile di vita sostenibile di tipo mediterraneo, fondato su una varietà di prodotti locali e stagionali. La biodiversità infatti è uno dei tre pilastri che sostengono la piramide della dieta Mediterranea, intimamente collegato ed altamente complementare agli altri due – diversità culturale e diversità ambientale. Essa è strategica sia a livello di specie, che a livello di varietà, e strategiche sono anche le interazioni tra le varie specie e l’ambiente. La forte erosione della biodiversità che oggi viene osservata sta minando alla base la stessa dieta Mediterranea. (2/3/12)

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