Si faceva così una volta,  e pochi oggi lo fanno ancora nello stesso modo, ma per chi non sa come nasceva vale la pena raccontarlo

 

XXXPELATI 1062grda chi l’ha fatto. Mi portavano in campagna,  e per i miei genitori sembrava un giorno di festa, per me che avevo gli amici al mare stare li ad aiutare…,  molto meno divertente. Nel tempo però,  ho imparato ad apprezzarlo e a ricordare quelle ore trascorse nell’aia ogni volta che ritrovo una conserva di pomodoro  come si deve. Si raccoglievano i pomodori, anni fa solo d’estate, le serre non solo non c’erano ancora, ma rispettare i tempi e le stagioni era cosa sacra, non ci si metteva contro la natura e aspettare la giusta maturazione di ogni pianta era la prima regola da rispettare. La mattina presto tutta la famiglia dei contadini andava nei campi e spesso, senza tanti complimenti, il “vicinato”, così come veniva chiamato, si univa a dare una mano certi poi che al momento giusto, avrebbero contraccambiato. Le casse, pesantissime di legno, che poi venivano usate anche per la vendemmia,  venivano caricate sui carri trainati dai buoi (solo i più ricchi avevano già un trattore) che con pazienza aspettavano di tornare alle loro stalle.file0001038044748 Una volta scaricate le casse, si lavavano i pomodori  che non erano stati trattati con pesticidi e, in una sorta di catena di montaggio  le donne iniziavano  a dividersi i compiti.

Qualcuna tagliava via le parti più rovinate e la pelle il resto, a pezzi grossolani  riempiva  grandi catini in alluminio, bianchi con una riga blu. Altre donne sedute  su seggioline basse prendevano  una alla volta le bottiglie lavate e scolate, ci infilavano l’imbuto, lo riempivano con un mestolo  dei pezzi già preparati e con una piccola canna ben pulita e leggermente sagomata, spingevano il pomodoro all’interno, a volte aggiungevano anche qualche foglia di basilico. Chiuse “ermeticamente” le bottiglie  venivano messe ne “ lu grosso callarò”, come veniva chiamato in dialetto il grande calderone di rame che a furia di bollire diventava nero, ricoperte d’acqua e separate da stracci che le tenevano separate  quando bolliva l’acqua per la sterilizzazione.SDRandCo (13) Non ricordo quanto durava il tutto, ma ricordo che una volta raffreddate, venivano asciugate ed etichettate scrivendo a mano, in bella scrittura, l’anno. Anch’io nascosta da un grande grembiule, avevo le mie bottiglie, il mestolo e la canna. Le bottiglie erano della birra Dreher. Si tenevano da parte tutto l’anno poi una volta lavate, anche queste nei grandi calderoni con acqua bollente e asciugate, così si recuperavano e non c’era alcuno spreco. I tappi li dovevano comprare, quelli di metallo che venivano messi a mano con un attrezzo strano, a pressione, ma era divertente da  vedere. Allora si pensava già di essere all’avanguardia, per così poco, ma era veramente tutto molto semplice. D’inverno mangiavi il pomodoro ancora pieno di sapori. Nessuno comprava i “ fertilizzanti”, una spesa che non potevano sostenere, e allora il cibo era pulito e tutto senza conservanti, ne coloranti, la chimica non era ancora arrivata, e non c’era nemmeno bisogno di parlare di “riciclo”, lo conoscevano molto bene tutti ecco perché veniva chiamato, pomodoro in bottiglia. Pochissime lconserva-di-pomodoro_e aziende che fanno i pomodori, passate o pelati fatti a mano. Ma noi ne abbiamo una che vi consigliamo, non bolle più in grandi “callarò” con sotto il fuoco acceso, ma sempre ben sterilizzato il pomodoro viene ancora lavorato a mano.

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