Dare del “tu” alla terra

di M.C.Cantafora

Vogliamo dare il benvenuto a Maria Cristina Cantafora che da oggi avrà con noi un appuntamento costante, per insegnarci a scoprire, a capire e ad apprezzare il biologico, al di là delle etichette…

Il biologico: dritto e rovescio di M.C. Cantafora

agricoltura-biologica“I contadini sono come gli indiani d’America”. Con queste parole, Gino Girolomoni, grande pioniere italiano del biologico, sul finire degli anni ’70 definisce gli agricoltori, quelli con la vocazione, con l’amore per la terra e che con la terra hanno un legame di profondo rispetto, costretti nelle riserve dei loro appezzamenti di terreno, derisi e disprezzati, perché rifiutano la logica dell’uso dei pesticidi e dei concimi chimici di sintesi, quando, e si parla degli anni ’60, l’agricoltura nella pianura padana era arrivata all’acme nell’uso di questi prodotti.

 

La storia inizia quarant’anni fa…

I prodotti biologici cominciano ad affacciarsi al mercato nel 1972. Non è ancora stata stilata una normativa in merito all’agricoltura biologica, questo succederà in seguito, per la prima volta in Europa con il regolamento comunitario n. 2092 del 1991 e nel 1992 un nuovo regolamento, il n. 2078 specifica le linee guida dei metodi di produzione agricola biologica.
Oggi il Regolamento Europeo relativo all’agricoltura biologica è normato dal Reg. (CE) n° 834/2007 che ha abrogato i precedenti regolamenti e al quale è stata aggiunta anche l’acquacoltura di alimenti di origine biologica.
Ma, tornando agli anni pionieristici di tale metodologia produttiva, la vita degli agricoltori e dei contadini che avevano deciso di abbandonare il sistema convenzionale di produzione agricola, non era facile, era tutta in salita.
Ispezioni dei carabinieri dei N.A.S. e sequestri di prodotti erano piuttosto frequenti, in situazioni che, se non fossero state drammatiche per le perdite subite, potevano avere dei risvolti da farsa.
Da quei tempi a oggi, di acqua ne è passata sotto i ponti ed è sperabile che sia anche diventata più pulita, nonostante la cattiva volontà di chi sversa ancora rifiuti industriali tossici nei corsi d’acqua o nei laghi e inquina i mari lavando le petroliere al largo.

Il bio oggi…coltivazione-bio

Attualmente il sistema produttivo biologico è quanto di più moderno possa esprimere il settore agroalimentare italiano. Secondo i dati di AssoBio, associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici, nella pubblicazione del maggio 2015, “Biologico, la parola alla scienza” gli addetti occupati nelle aziende agricole biologiche, di trasformazione e distribuzione, nelle attività di controllo, assistenza tecnica e nell’indotto sono più di 200.000. Non solo, spesso queste aziende svolgono attività didattica e di agriturismo, impegnandosi anche nel sociale.
I conduttori, fra i quali di recente si conta una buona percentuale di presenze femminili, sono mediamente dei giovani con istruzione di scuola superiore, dotati laurea o diploma universitario, attenti alla tutela ambientale, alla protezione della biodiversità, alla fertilità naturale del suolo e alla sicurezza alimentare.
Il sistema biologico, considerando solo il mercato italiano nel 2014 ha segnato un +13,2%, partendo da un 8,5 nel 2012.
Nonostante questi dati confortanti, però, l’agricoltura biologica, non è valorizzata a sufficienza e l’informazione in proposito è carente e, a volte anche a causa di una distribuzione incoerente, nel cittadino, nel consumatore si genera e resiste la diffidenza per una produzione che ritiene abbia prezzi troppo alti e che sia fruibile solo da una clientela “snob” e di “élite”, ma si dimentica, a torto, che sono innanzi tutto “prodotti di qualità”.

Ma cos’è la qualità?

agricoltura-biologicaVale la pena, a questo proposito, di citare proprio la definizione di qualità che Carl Haest, uno dei maggiori esperti del mercato biologico, ha dato al convegno di Milano “Uomo, Ambiente e Caos”:
“Un prodotto per essere di qualità deve avere i seguenti requisiti:

1. qualità propria, intrinseca
2. aspetti sociali
3. utilità e bisogno
4. aspetto ecologico
5. deve ristabilire l’ordine internazionale”.
… e tutto questo inevitabilmente, complice anche la globalizzazione, ha un costo.

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